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Nuova variante alla ''Ferrata Mazzocchi''
Alla “ferrata” che sovrasta da ovest il bivacco Sacchi, sulle montagne di Ferriere sono state di recente apportate delle modifiche che ne aumentano il tasso di interesse. Quel sentiero-cengia che, vero e proprio camminamento, conduce alla seconda scala,era un tratto davvero insignificante della "ferrata" Mazzocchi. Perciò Lucio ed io ci eravamo trovati d'accordo sull'opportunità di eliminarlo e di accrescere la caratura tecnica dell'intera arrampicata, sostituendolo con una variante. Una variante che, già al primo sommario studio, prometteva di dare gratificazioni più alpinistiche. Fu così che mi ero ritrovato là,abbarbicato al fianco della bastionata del Groppo delle Ali, in alta Valnure, ad assistere Lucio, che pencolava all'infuori, armeggiando attorno alle rocce per tendere il cavo e bloccarlo al "fix" di quel passaggio aereo che avrebbe reso spettacolare quell'inedito segmento di via. A dargli una mano in quelle evoluzioni c'era, quel giorno, anche Giuseppe. Si trattava ormai dell'ultima delle sei giornate di lavoro che si erano rese necessarie per attrezzare adeguatamente quella nuova parte di ferrata: dapprima l'estirpazione dell'erba e delle radici,incombenza dalla quale uscivi con la terra dappertutto,nei capelli,nel collo,nelle tasche, il viso nero attorno agli occhi,come i motociclisti di una volta; poi la rimozione dei massi instabili,che non davano garanzia di tenuta; quindi la vera e propria chiodatura,con l'inserimento dei "fix" nella roccia proprio là dove il martello escludeva falsi suoni;infine l'installazione della fune metallica. IL NODO - Niente di nuovo per me, abituato ad aiutare Lucio a "pulire" nuove vie di arrampicata lassù, lungo le imponenti pareti della "Rocca del prete" che guardano Santo Stefano d'Aveto e si colorano di rosa nei tramonti sereni. E deve essere stato proprio in conseguenza di questa collaborazione che penso di aver superato quasi del tutto quella sorta di soggezione che mi derivava dal timore, non infondato,che i miei nodi e le mie asole, per quanto in grado di perseguire ugualmente il loro scopo, non rispondessero a quei requisiti di prontezza esecutiva e di perfezione,anche estetica, che la preparazione e l'esperienza di Lucio legittimamente pretendono. Insomma non tanto per i miei progressi in materia quanto piuttosto per la benevola indulgenza dall'amico di fronte alla mediocrità delle mie realizzazioni, affrontavo ora con maggior disinvoltura il mio compito di "assicurare" l'operatore appeso alla roccia, "dando e recuperando corda", attraverso lo scorrimento del "mezzo-barcaiolo". Ricavo sempre un senso quasi infantile di appagamento quando vedo funzionare in tutta la sua semplicità e in tutta la sua rapidità di manovra questo nodo basilare, che possiede soprattutto la facoltà di trattenere dinamicamente il compagno in caso di caduta. Nelle due ultime fasi, per altro le più cruciali, dell'intervento di modifica del tracciato della ferrata, si era aggiunto anche Giuseppe. E meno male perché diversamente, con le mie scarse capacità manuali, sarebbero occorse uscite in numero ben maggiore per completare l'opera. Certo che le mie mansioni acquisirono anche le caratteristiche tipiche dell'attività del garzone: sali,scendi, porta su, porta giù, tieni, passa… Ma non mi dispiaceva più di tanto, vedendo l'abilità e la velocità con cui Lucio e Giuseppe, ancorati alla parete,studiavano e provavano i passaggi, trapanavano, maneggiavano il cavo di trenta metri, disponevano "fix", morsetti, passacavo, dadi, controdadi e "maillons rapides". La mia attribuzione principale rimaneva tuttavia l'assicurazione. Compito non privo di inconvenienti: non tanto la ripetitività, quanto piuttosto il fastidio del torcicollo che mi tormentava a furia di guardare in su e quello del prurito al capo procurato dal casco, che per me è sempre una tortura. Ma era prudente tenerlo a causa del pericolo della caduta di sassi. (Ad ogni modo sarebbe servito a ben poco se mi fosse arrivato in testa quel piccolo masso che, partito dall'alto, mi aveva appena sfiorato, passandomi giusto tra costole e braccio, mentre davo corda…). L'importante era che il lavoro progrediva a vista d'occhio e si concludeva prima del previsto, pur nel rispetto più stretto delle norme operative che devono garantire la completa affidabilità e l'assoluta sicurezza del manufatto, esigenza nella quale Lucio è estremamente meticoloso e non ammette la minima trasgressione. DIAGONALE - Se il percorso abbandonato rimane ancora praticabile,anche se privato di un tratto di fune, impiegato nella variante, il nuovo parte, sulla sinistra e all'inizio del sentiero evitato, con un approccio subito remunerativo, un breve attacco in "spaccata". Si traversa poi in diagonale ascendente verso destra e si perviene al magnifico passaggio esposto che scavalca una prominenza rocciosa,affronta in curva una verticalità mozzafiato e, in leggera discesa, cala nella parte alta del canale, dove si ricongiunge con il vecchio tracciato appena sotto alla seconda scala. E da lì, come di consueto, al traverso su placca prima dell'ultima scala e, quindi, al diedro e al muretto finali, superati i quali si riemerge sul pianoro del Groppo delle Ali, aperto al sole. Qui, nell'ampia cornice tutto intorno del monte Ragola, del Nero e del suo lago, del Bue, del Maggiorasca, del Carevolo e della sottostante valle del Nure, mi capitava recentemente di assistere all'uscita dalla ferrata di due ragazzi liguri che, ancora sotto l'emozione provata,si dichiaravano entusiasti della modifica. Però, mentalmente preparati ad accostarsi al precedente tracciato, lamentavano il fatto di essersi trovati di fronte a una difficoltà inaspettata che, a parer loro, sarebbe stato opportuno segnalare in qualche modo. Mah,forse hanno ragione… Sarà bene allora annunciare fin da adesso gli altri cambiamenti che si vorrebbero apportare, presumibilmente con la prossima estate. Si è ancora nella fase di studio, ma l'intenzione è di scartare, almeno in parte, il banale sentiero che segue immediatamente la prima scala per trasferire il percorso poco a lato, dove sembra possibile apprestare una salita più appagante. Per quest'anno i miglioramenti sono terminati con la posa di una catena, in aggiunta alla fune metallica,per agevolare la progressione sul traverso che, poco dopo la partenza,conduce,a destra, alla prima scala, di cui per altro recentemente si è consolidata l'ancorazione alla roccia.
Sergio Ravoni (03/08/2009)
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