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Dicono della zona
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| Itinerari sulla neve |
| Sulle montagne dell'Alta Valnure con gli sci e le pelli di foca |
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| D'accordo, i dislivelli sono ridotti, gli itinerari non hanno sviluppi apprezzabili mentre la neve, data la bassa quota, sovente non presenta caratteristiche accettabili di sciabilità, proponendosi liquefatta dal sole al pomeriggio e, perciò, gelata, o crostosa senza reggere, al mattino. Ma, se si conosce bene la zona e si sa scegliere il momento opportuno, per esempio a primavera, quando il bianco elemento è trasformato e la cerchia montuosa, ancora perfettamente innevata, fa da sfondo agli alberi già fioriti e al verde attorno a Ferriere, allora è possibile ricavare una giornata proficua con sci e pelli di foca (per le salite) anche sul nostro Appennino più elevato, quello dell'alta Valnure.
Tanto più che i pericoli oggettivi sono qui notevolmente minori rispetto a quelli alpini.
Non esistono le insidie dei crepacci, poiché non si tratta mai di percorsi di ghiacciaio, è meno facile perdere l'orientamento e la probabilità del distacco di valanghe è poco rilevante anche se non del tutto esclusa, perché l'eventualità si presenta ovunque ci sia un pendio abbastanza scosceso.
E' proprio da dietro l'Albergo, oltre Selva di Ferriere e poco prima del Passo dello Zovallo, che inizia, a quota metri 1290 circa, l'escursione scialpinistica più remunerativa dell'Appennino ligure-piacentino, quella che passa sull'Armano, incrocia il sentiero che proviene dallo Zovallo e conduce al Lago Nero, incastonato nel circo di un ghiacciaio quaternario, a 1540 metri. Dalla conca che, in questa stagione, vede il sole soltanto nelle due o tre ore centrali del giorno, si può salire al Monte Nero, attaccandone il fianco ovest. In condizioni ottimali si tengono gli sci ai piedi, senza percorso obbligato, fin sulla cresta. Con neve gelata, al contrario, è consigliabile toglierli, più che applicarvi i “coltelli” e, considerata la pendenza, procedere con piccozza e ramponi. Dalla vetta (metri 1754) lo sguardo domina il lago e spazia sulle vicine cime appenniniche, sul Golfo di Genova e sull'intero arco delle Alpi. Tutta la scoscesa parete occidentale del Nero, specialmente nella parte superiore, si presta alla discesa diretta sul Lago, purché i grossi massi siano sufficientemente coperti. La calata probabilmente più interessante è quella sotto la cima meridionale: dal crinale un ampio slargo parte come una pista naturale che, con pendenza d'acchito non banale, punta al lago. Subito si inabissa tra gli abeti, si perde tra i faggi e ti deposita, infine, sulle rive del bacino che, da novembre a fine marzo, dorme quieto e solitario sotto una spessa lastra di ghiaccio, levigata e preparata per la danza notturna,al chiar di luna, delle Amadriadi, che certo abitano, invisibili, negli alberi attorno.
Attenzione però a non prendere sotto gamba la discesa in presenza di neve ghiacciata.
Dal lago la seconda possibilità è rimontare la bastionata che lo chiude a meridione e pervenire alla sella della Costazza (metri 1670) per toccare, a destra, la cima del Monte Bue (metri 1777), deturpata da due degradate costruzioni. Dal Bue, direzione ovest, si raggiunge, a vista e in quindici minuti, la sommità del Maggiorasca che, con i suoi 1799 metri, è la più alta vetta dell'Appennino ligure-piacentino. Su queste due alture non è raro incappare in bufere di neve e di vento così violente da ostacolare seriamente gli spostamenti.
I dislivelli per il monte Nero e il monte Bue sono di poco inferiori ai 500 metri, con tempo di percorrenza di un'ora e 45 circa per ciascuna salita. Attorno al Maggiorasca e al Bue ci si muove lungo le piste da sci in disuso.
Anche dalla statua della Madonna del Maggiorasca, il panorama è a 360 gradi e, nei limpidi cieli invernali, consente spesso, fino a Capo Mele, la vista del mare, una lama di luce dorata o ramata a seconda dell'ora. Tolte le pelli di foca, si ridiscende alla selletta a quota 1720 metri e, al successivo bivio a nord, si può prendere a sinistra per Rocca d'Aveto (ritornando poi per lo stesso percorso), oppure abbassarsi direttamente al visibile, prossimo Prato della Cipolla. Dopo essersi ristorati alla sorgente vicino al malandato rifugio, sovrastato da un alto spuntone roccioso, si rimettono le pelli e si riguadagna, da nord, il Monte Bue, dove ha inizio la discesa sul lago Nero per il ritorno. Onde evitare la faggeta che sbarra il cammino e prolungare il piacere della sciata, è bene risalire lungo il fianco nord della Costazza, spostandosi a est sotto le ripide propaggini del Monte Nero e piombare sul lago con un buon abbrivo per superarlo di slancio e non dover racchettare sulla superficie gelata. Proseguendo a ritroso rispetto all'andata, si perviene alla sommità del Monte Armano, i cui pratoni settentrionali presentano un'inclinazione ideale per le “serpentine” in neve fresca. Peccato che l'Albergo e la strada siano subito lì sotto…
Se ci si trasferisce in sponda destra del Nure, è offerta l'opportunità della lunga traversata dal Passo dello Zovallo a Canadello, attraverso l'ascensione al Monte Ragola e, resistendo alla tentazione di lanciarsi giù dall'invitante parete nord-ovest, la successiva calata a est su Prato Bure, remota e sperduta prateria che conduce a Prato Grande. Dapprima in leggera contropendenza, che obbliga a racchettare, si supera Prato Mollo e si scende a lago Moo. A Canadello si arriva con la strada forestale, purtroppo raramente innevata a causa della modestissima altitudine e della pessima esposizione. Volendo aggiungere un pizzico di alpinismo, si potrebbe mettere piede sul crinale del Ragola dal dirupato versante sud-est, eventualmente con piccozza e ramponi, gli sci nello zaino.
L'itinerario sopra descritto, che crea peraltro la necessità di organizzare preventivamente il recupero dell'auto, è attraente per l'aspetto naturalistico, ma lo è meno per il godimento strettamente sciistico. Se si intende corrispondere meglio a questa esigenza, l'approccio deve avvenire da Pertuso, conquistando la cresta del Ragola lungo la candida parete nord-occidentale, dopo 2 ore e dieci di percorso e 700 metri di dislivello. Adesso ci si può buttare giù dallo scivolo appena salito, con una sciata che, anche se non lunghissima, può appagare, con neve buona, il più esigente degli sciatori.
Così come succede sul sostenuto paretone nord del Carevolo(metri 1552), il monte che domina Ferriere da occidente e che può essere raggiunto innalzandosi per il fianco sud della vetta, con partenza dalla chiesa di Gambaro. Peccato che la conclusione, al Passo del Mercatello o a Casaldonato, sia poi meno soddisfacente, perché in gran parte pianeggiante. Anche in questo caso sorge il problema del recupero dell'auto.
Non sempre raccomandabile, invece, in quanto nettamente rivolta a sud-ovest, l'aperta discesa dalla cima del Crociglia (metri 1578) a Torrio (metri 1130), pur seducente per la pendenza, nonché per la possibilità di ammirare, a meridione, il suggestivo lastrone inclinato della Ciapa Liscia. In situazione favorevole di neve, si calzano gli sci poco oltre il Passo Crociglia e, con brevissimo dislivello, ci si alza all'angelo che corona l'altura, punto da cui inizia la calata in linea retta su Torrio. Una volta al Villaggio, conviene tenersi a est della strada e intraprendere il ritorno al Passo su terreno meno erto. |
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| Sergio Ravoni (05/08/2009) |
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