| Accesso: da Ferriere si percorre la strada provinciale N.654 di Valnure fino all’albergo Lago Nero, 3 chilometri e mezzo oltre Selva. Andata. Si parcheggia l’auto lungo la strada,davanti all’Albergo. Alla prima ansa della strada oltre l’Albergo si rimonta, con attacco ripido, un aperto pendio, orientato a nord, che porta sulla cima del Monte Armano(m.1440). Dalla sommità si va giù,in leggera diagonale verso sinistra (sud-sud est), nel bosco di faggio, senza abbassarsi troppo, quindi, raggiunta in breve una spalla appena rilevata, si prosegue salendo verso sud fino a incontrare, proveniente dal passo dello Zovallo, il sentiero CAI n.001, che ci guida al Lago Nero (m. 1.540). Se la superficie è ghiacciata, la si attraversa tutta lungo il lato occidentale. Diversamente la si rasenta sul fianco, sempre occidentale. All’angolo sud ovest del bacino si prosegue verso sud, tenendo eventualmente il segnavia CAI 001, per superare la bastionata che conduce all’ampia sella della Costazza (m. 1.670), fuori dal bosco. Qui, al palo segnavia, si prende a destra e, in breve, si tocca il cocuzzolo sommitale del m.Bue (m. 1.777), che si aggira a sinistra. La cima del Maggiorasca si impone ben visibile, con il suo corredo di parabole e la bella silhouette della statua della Madonna a indicarci il cammino. Un invitante, ma corto pendio, cala velocemente al sottostante colletto (m. 1.720) fino al quale, in presenza di neve non ideale, converrebbe forse lasciarsi scivolare, mantenendo le “pelli” per non doverle rimettere subito. Dal colletto,rinunciando alla forte tentazione di buttarsi a destra, lungo l’attraente pistone per Prato della Cipolla, si risale a sinistra per arrivare, con segnavia a rombo giallo, ai piedi della statua della Madonna, a occidente della vetta vera e propria. Qui si tolgono le pelli di foca per iniziare la fase della discesa. Qualche metro prima, orientato a ovest, si inabissa fascinosamente un ripido canale, il nostro, che ben presto si restringe, come un imbuto, per il passaggio tra due roccioni, appena più largo della lunghezza degli sci. Dopo la strozzatura ci si deve districare, eventualmente togliendo gli sci, per un corto tratto, tra fitti alberelli di faggio fino a trovare, rivolto a nord, un corridoio a dolce inclinazione e quindi, questa volta a ovest, uno scoscendimento alquanto verticale. Discesi alla base di questo fianco inclinato ci si immette,con un corto spostamento sulla destra, sulla pista da sci che cala direttamente dal Bue e/o dal Maggiorasca. Se l’innevamento è buono, la si segue sulla sinistra,concludendo la discesa appena sopra l’ampio parcheggio di Rocca d’Aveto, in una bella spianata (m. 1.300 circa), in fondo alla quale, diritto, si trova una fontana, dove si può sgranocchiare qualcosa prima di rimettere le pelli e intraprendere la via del ritorno. A meno che non si intenda abbassarsi e raggiungere, per alcuni tornantini, le prossime case di Rocca per approfittare del bar.
Se l’innevamento non fosse sufficiente (ipotesi purtroppo non rara, considerate la quota piuttosto bassa e l’esposizione a ovest), oppure le capacità tecniche non fossero adeguate ad affrontare l’inclinazione del terreno sottostante la statua della Madonna e quella, ancor più accentuata, del pendio precedente l’arrivo sulla pista in disuso, conviene allora ridiscendere, dalla cima del Maggiorasca, al colletto a 1.720 metri. Da qui si continua dapprima diritto verso nord, su piacevole pendenza, lungo il pistone in vista del Prato della Cipolla. Al vicino slargo si curva a sinistra,pieno ovest, e si tiene l’evidente tracciato della pista fino a raggiungere comunque lo spiazzo sopra Rocca d’Aveto (m.1300 circa).
Ritorno. Ammirate,alte verso est, le cime del Bue e del Maggiorasca,nonché la splendida bastionata della Rocca del Prete, si riapplicano le “pelli” e, lasciando il pianoro,si riprende la marcia in quella direzione. Si rimontano a ritroso i circa 480 metri di dislivello che consentono, sempre avvalendosi della pista da sci, di riguadagnare il Bue. Da qui si ridiscende,esattamente in senso inverso rispetto all’andata,alla sella della Costazza, dove è bene spostarsi a est, in diagonale ascendente sulla Costazza, verso il m.Nero, per ricercare un terreno un po’ più aperto. Indi ci si cala sul Lago, con l’abbrivo sufficiente a oltrepassarlo senza dover troppo racchettare sulla sua superficie gelata e innevata.
Per godere di uno spazio più largo di discesa ci si mantiene appena a destra del sentiero già percorso in salita, direzione nord, fino al prato sottostante. Quindi si prosegue sempre verso settentrione, a ritroso lungo l’itinerario dell’andata. Con un po’ di difficoltà nel bosco, si ritrova infine l’Armano, il cui fianco settentrionale, dopo una bella discesa, cala sulla “provinciale”, a pochi passi dall’auto. |